L’ impatto ambientale ed economico dell’eolico industriale: un convegno per dire no!
In occasione del convegno che si è svolto sabato 22 marzo a Castel del Rio, organizzato dai comitati “I nostri crinali” di Castel del Rio e Vallata assieme a “No eolico industriale” di Firenzuola, sono emerse le numerose criticità e i rischi concreti legati a questo tipo di impianti.
Uno sviluppo economico industriale sostenibile in Italia è realmente possibile, ma le società che investono nel business delle energie da fonti rinnovabili stanno approfittando degli enormi finanziamenti pubblici per avviare progetti speculativi puntando esclusivamente sulle aree naturali, senza rispetto per l’ambiente, la cultura e le comunità del territorio, e con gravi danni alle economie locali.
Andrea Benati, laurea in Scienze Forestali, esperto e attivista per la tutela del territorio, ricorda che “per difendere il territorio è importante superare le divisioni ideologiche e lavorare insieme indipendentemente dalle appartenenze politiche. Alcuni esponenti locali di forze politiche hanno a volte sfruttato le attività dei comitati per fini personali,favorendo approvazioni contestate, come risulta accaduto nel caso del progetto Monte Giogo di Villore (ancora aperto e in attesa di una risposta al ricorso al TAR del comune di San Godenzio – ndr). Le autorizzazioni vengono spesso concesse con superficialità su progetti approssimativi e poveri di contenuto tecnico. I cittadini si trovano soli a difendere il proprio territorio, mentre chi promuove progetti speculativi dispone di risorse e agganci politici. In alcuni casi le osservazioni tecniche vengono ignorate, le mappe della ventosità manipolate e gli iter autorizzativi approvati nonostante le palesi incongruenze” conclude Benati.
Il geologo Stefano Marabini, tra gli esperti conoscitori del territorio intervenuti al convegno, ha spiegato i rischi geologici connessi al progetto dell’impianto eolico industriale sul Monte La Fine: “Sebbene il crinale sia costituito da roccia compatta, il versante verso Piancaldoli presenta una struttura geologica a strati inclinati come il pendio che lo rende storicamente predisposto per frane di scivolamento anche di grandi dimensioni. Dai dati geologici dell’ex Autorità di Bacino del Reno emerge che l’area a monte di Piancaldoli fu già oltre una ventina di anni fa classificata a rischio di frana, con diversi episodi censiti e un’analisi non successivamente aggiornata delle criticità. Inoltre le cartografie geologiche della Regioni Emilia-Romagna e Toscana che coprono l’area interessata mostrano ulteriori ambiti di pericolosità idrogeologica non pienamente considerati nel progetto. Gli studi geologici attuali per l’impianto eolico si limitano invece a considerare solo la distanza delle pale dalle frane già note, peraltro ridotta, senza approfondire la reale interferenza del progetto nel suo insieme per la stabilità generale del versante, e dell’abitato di Piancaldoli in particolare: studi che richiederebbero esecuzione di sondaggi e rilievi geofisici adeguati”
Sull’opportunità di organizzare tavoli di confronto tra le regioni per una gestione unitaria dell’Appennino è intervenuto l’Ingegnere Ambientale Massimo Bolognesi, specializzato in difesa del suolo e in efficienza energetica e fonti rinnovabili.
“La legge 183 del 1989 sulla difesa del suolo è stata costantemente modificata e indebolita da parte di maggioranze politiche, rendendola inefficace. Le alluvioni del 2023 hanno evidenziato una gestione territoriale carente, sia a livello amministrativo sia da parte dei cittadini, le normative sui vincoli idrogeologici sono spesso ignorate. Infiltrazioni d’acqua in aree con stabilità precaria possono causare smottamenti e crolli, compromettendo infrastrutture come strade ed edifici. Spesso per tali eventi è possibili individuare responsabilità oggettive, quando non palesi violazioni di legge che consentirebbero il recupero di costi abitualmente posti a carico della collettività”. Bolognesi ha svolto analisi per contrastare impianti eolici in aree inadatte, come Nicelli (PC) e Poggio Biancarda presso il Verghereto (FC). Attraverso l’analisi dei dati anemometrici proposti nei due progetti (che quindi non hanno superato le istruttorie di approvazione) Bolognesi ha dimostrato come questi non soddisfacessero i requisiti richiesti dalle norme regionali. “Un altro aspetto critico è la trasparenza nelle autorizzazioni pubbliche: molti atti riportano formule di rito che scaricano la responsabilità sui dati dichiarati dai proponenti, senza efficaci verifiche da parte degli enti sui presupposti di legittimità delle istruttorie. Questo permette il rilascio di permessi su basi discutibili, aprendo la strada a contestazioni e ricorsi”.
Dopo aver ascoltato tutti i relatori, è intervenuto il Consigliere Regionale Fabrizio Castellari, in rappresentanza della Regione Emilia-Romagna.
“L’Appennino tosco-emiliano è un ecosistema unitario ed è necessario che Emilia-Romagna e Toscana seguano strategie condivise anche sul piano energetico. Perciò è indispensabile rafforzare il coordinamento tra le due Regioni”.
Il consigliere ha proseguito: “Sull’eolico è in atto un’aggressione vera e propria ai nostri bellissimi crinali da parte delle società proponenti, spesso senza alcuna sintonia con le esigenze locali e senza tener conto della fragilità dell’Appennino. La Regione Emilia-Romagna crede fermamente nella transizione energetica e intende continuare a sviluppare le fonti rinnovabili, ma in forme che siano coerenti e compatibili con il territorio, favorendo anche l’autoproduzione e l’autoconsumo, il fotovoltaico e l’eolico di dimensioni ridotte e le Comunità Energetiche Rinnovabili. Presto saranno individuate le aree idonee per la produzione di energia da fonti rinnovabili e sull’eolico, nel programma di mandato del Presidente e della Regione, la priorità è data agli impianti offshore”.
“Inoltre – ha proseguito Castellari – il numero crescente di richieste per grandi impianti in zone così fragili pone molti dubbi sulla qualità delle proposte, che denotano spesso uno scarso livello di approfondimento. L’impatto non sta solo nelle dimensioni esorbitanti e fuori scala delle pale eoliche, bensì nelle opere accessorie per realizzarle: strade, piazzali, sbancamenti, taglio massiccio di alberi e quant’altro di devastante sarebbe necessario alla realizzazione degli impianti”.
Castellari ha citato con soddisfazione il ravvedimento che ha portato al ritiro del progetto eolico su Camugnano ed il recente rigetto di un altro progetto da parte dei ministeri competenti, auspicando lo stesso finale per gli altri progetti ancora in fase di istruttoria e di valutazione. Ha poi dichiarato: “L’Emilia-Romagna può puntare a raggiungere i propri obiettivi di produzione da fonti rinnovabili senza snaturare il territorio dell’Appennino, il suo paesaggio, i nostri bellissimi crinali e la loro valenza naturalistica, senza dover rincorrere progetti sovradimensionati e impattanti.”
“La Regione per parte sua rafforzerà il suo impegno per superare la logica delle aree collinari e delle aree interne come marginali, puntando al contrario ad uno sviluppo sostenibile e partecipato dell’Appennino”. Il consigliere ha infine invitato i sindaci e le comunità “a tenersi per mano, a lavorare insieme, a guardare lontano, a declinare nel futuro quella storia e quella passione con cui le generazioni che si sono succedute hanno scritto e rinnovato il patto di convivenza e valorizzazione di questo territorio”.