Relativamente allo smottamento della discarica nel Rio Rovigo, il M5S Imola ha raccolto tutte le informazioni disponibili e interpretando lo sgomento di molti, nel tentativo di scavalcare lo stucchevole silenzio, prima di assegnare colpe e responsabilità, ha considerato prioritario un intervento di immediata bonifica e per questo, la deputata pentastellata alla camera Stefania Ascari, ha depositato una interrogazione presso il Ministero Dell’Ambiente.”
Speriamo venga attivata una seria procedura di monitoraggio ambientale permanente” – fa sapere Ezio Roi – “con particolare riferimento alle acque anche sotterranee e ai terreni circostanti all’area della ex discarica, attivando quanto prima una profonda bonifica.“


È noto infatti come negli anni ‘70 i rifiuti urbani non venissero differenziati e dai filmati del Rio Rovigo realizzati in questi giorni, emerge di tutto, batterie, rifiuti sanitari, contenitori plastici di ogni tipo.
Anche se Arpat e Arpae garantiscono che i rischi siano limitati, le amministrazioni (locali e regionali) sarebbe opportuno predisponessero misure di trasparenza e di informazione rivolte ai cittadini in modo da garantire il diritto della popolazione residente (dalla località toscana, fino a tutto il percorso del Santerno) a conoscere i livelli di rischio ambientale nel proprio territorio.
Non dimentichiamoci” – aggiunge Roi – “che proprio per la loro bellezza, questi luoghi sono sempre stati molto frequentati.
In attesa degli eventi, il Movimento imolese evidenzia un paio di elementi.
Il primo è relativo al fatto che, pare, la discarica oggetto della frana non sia l’unica in zona e questo, vista la nostra fragilità idrogeologica, cambia lo scenario e rende necessario un approfondimento vero ed esaustivo.
Sul tema delle responsabilità, le competenze di Roi lo portano dunque ad un ragionamento.
Dato che parliamo di conferimenti in discarica avvenuti nei primi anni 70 sì è parlato di prescrizione, penale e civile, ma questa decorre dal momento in cui il reato si realizza e si conclude e se si attiva un meccanismo che perdura nel tempo, sia sotto il profilo soggettivo sia oggettivo, il reato assume gli elementi di permanenza; si tratta di un reato scoperto adesso ma l’effetto disastroso dell’evento accertato ora è derivato dal fatto che colui che conferiva i rifiuti nel passato aveva all’epoca, e successivamente conservava, l’obbligo giuridico di rimuovere il pericolo e allestire idonee misure di sicurezza; ha negligentemente omesso di farlo. Per questo si profila il reato di disastro colposo permanente, proprio perché si è creata una grave situazione di pericolo nel passato, pericolo permanente che imponeva, senza soluzione di continuità, la creazione di condizioni idonee per evitare il verificarsi dell’evento dannoso consistito e consistente in un grave inquinamento ambientale su un ampio territorio di montagna e nei corsi d’acqua sorgenti in quel territorio. Evento dannoso prevedibile. Creare una discarica di tal genere alla sorgente di montagna di un torrente appare, e doveva apparire, la peggiore soluzione possibile anche agli occhi di una persona inesperta.
“Sarà necessario indagare legalmente le responsabilità di ciò che appare profilarsi come un vero e proprio disastro colposo” – attacca l’ex pretore – “Rimane determinante la necessità di intervenire subito, visto che, comunque, sono già passate due settimane e il tempo favorisce l’espandersi dell’inquinamento, gravissimo”
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